17/11/2018

Esemplare codroipese, cioè una che dovrebbe essere d’esempio per tutti i giovani studenti: Silvia Marchesan. A nemmeno quarant’anni è professoressa di chimica organica nel dipartimento di farmaceutica dell’università di Trieste, Silvia Marchesan è una dei due italiani selezionati da Nature tra gli 11 migliori scienziati emergenti al mondo. Sono stati definiti coloro che stanno lasciando il segno nella scienza, la classifica è intitolata “Il mondo ai loro piedi”. Per dovere di cronaca preciso che lei è arrivata sesta, mentre l’altro italiano, Giorgio Vacchiano, undicesimo.

Nata a Latisana (UD) per questioni logistiche, è cresciuta a Codroipo, dove ha frequentato le scuole elementari, le medie e i primi due anni al Liceo Linussio, prima di trasferirsi con la famiglia in Belgio, a Bruxelles, dove si è iscritta a una scuola europea, migliorando obbligatoriamente l’inglese. Rientrata in Italia per laurearsi all’università di Trieste nel 2004, la Marchesan dal 2014 è mamma di Oscar.

Sembra ancora una ragazzina, acqua e sapone, di quelle che non pensano tanto all’apparenza, badando piuttosto alla sostanza delle cose. Giovanile e sportiva anche nell’abbigliamento, si confondeva facilmente con gli studenti che frequentano ora la sua ex scuola.

Ha esordito nella sua conferenza confessando che, durante il periodo iniziale di studi a Trieste, ne ha combinate di tutti i colori, fin quando non ha avuto chiaro in mente il suo obiettivo: uscire presto con una laurea da 110 e lode. Conseguito il primo traguardo importante, i suoi studi sono continuati con il dottorato in chimica a Edimburgo nel 2008, poi ricercatrice a Londra, in Finlandia e in Australia.

La sua bravura le ha consentito di tornare in Italia nel 2013 e nel 2015 ha ottenuto fondi per il progetto Sir del MIUR (Scientific Independence of young Researchers) che le hanno consentito di aprire un laboratorio presso l’Università di Trieste. Lo scorso anno ha vinto il premio Vittorio Erspamer per la sua ricerca sui peptidi (una classe dei composti chimici le cui molecole hanno peso molecolare inferiore ai 5.000 dalton, costituiti da una catena estremamente variabile di amminoacidi uniti tra di loro attraverso un legame peptidico, ma noi abbiamo capito come prima) e dal 2018 è diventata professoressa associata in chimica organica e ottenuto l’abilitazione alle funzioni di professore ordinario.

In occasione della conferenza nell’aula magna dell’IIS Jacopo Linussio, Silvia Marchesan inizialmente era visibilmente emozionata. Tornare nel liceo dove aveva studiato, in qualità di testimone per raccontare la sua vita agli attuali studenti, è stata una notevole botta emozionale. Aver saputo che una classe del secondo anno aveva chiesto di partecipare all’evento, sebbene riservato a quelli dell’ultimo anno, deve aver contribuito notevolmente alla sua incredulità. Trasferire la sua esperienza ai giovani studenti di Codroipo è stata l’occasione per incontrarla e scoprire le sue peculiarità e quali sacrifici e difficoltà ha dovuto affrontare per raggiungere il livello attuale. I partecipanti erano attenti e curiosi come poche altre volte in aula magna. Molto preparata e dotata di presentazione multimediale con immagini simpatiche ed estroverse, dal momento in cui ha iniziato a parlare della sua carriera e delle ricerche in cui si è impegnata, sono scomparse le titubanze e le incertezze del primo momento. Una rispettabile professionista.

Tutti ascoltavano il racconto di Silvia Marchesan che con grande enfasi e dettagli trascinanti ha saputo sbalordire anche la professoressa Maddalena Venzo (direttrice scolastica delle secondarie superiori), l’assessore alla cultura di Codroipo Tiziana Cividini e la curiosità era tale da portare in prima fila anche l’assessore alle attività produttive e politiche comunitarie Graziano Ganzit, sicuro d’imparare qualcosa da tale scienziata.

Silvia è sempre sorridente con i suoi occhioni da cerbiatta e le lentiggini sulle guance, appare umile, dimessa, modesta, fintanto che non inizia a parlare di chimica e di ricerca, allora traspare la sua professionalità e competenza. Ha saputo coinvolgere tutti i presenti raccontando la sua vita. Le sue attività di ricerca si concentrano sulle superstrutture ottenute da piccoli componenti molecolari molto semplici, per applicazioni che vanno dalla terapia per malattie neurodegenerative, a nuovi composti antimicrobici, a materiali intelligenti.

La sua ricerca è multidisciplinare. Tra i prodotti più popolari ci sono gli idrogel nanostrutturati che sono dei semplici gel composti dal 99% di acqua e dall’1% di piccole molecole (peptidi) ordinate in nanostrutture, che conferiscono proprietà molto particolari.

Per gli scienziati in generale l’iter di studi non è semplice, ci si deve impegnare parecchio e dedicare completamente per tanti anni, ma le opportunità di sbocco professionale sono molteplici in tutti i settori, dall’industria agli enti governativi, nel settore pubblico e nelle università. Per lei l’università di Trieste è stato il fulcro della sua formazione, avendo avuto la possibilità di studiare e preparare la tesi con un gruppo di ricerca di livello internazionale. Trieste è città della scienza, col Sincrotrone, è definita spesso la Silicon Valley italiana per numero esorbitante di ricercatori in relazione agli abitanti.

Oggi consiglia l’università di Trieste a tutti i giovani che vogliono intraprendere percorsi nella scienza o nella chimica.

MARCO MASCIOLI

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