19/01/2018

In Friuli Venezia Giulia circa la metà degli studenti delle scuole secondarie ha ricevuto messaggi offensivi tramite strumenti di comunicazione digitale, come il web o i social network, ma allo stesso modo uno studente ogni due ammette di aver inviato messaggi offensivi pur sapendo che si tratta di comportamenti scorretti.

È il dato più evidente che emerge dallo studio ‘Cyber bullying and social influence: prime evidenze empiriche in Friuli Venezia Giulia’ sviluppato dall’Università di Trieste e presentato nell’ambito della ‘Giornata di studio sui modelli di intervento sperimentali per la prevenzione del bullismo e del cyber bullismo’, promossa dalla Regione.

Come è stato evidenziato durante la giornata di studio, quello del bullismo anche online, è un fenomeno in merito al quale in Friuli Venezia Giulia, anche grazie alle azioni sostenute dalla Regione (che ha messo in campo circa un milione di euro distribuiti in varie progettualità e in più anni) sono stati fatti rilevanti passi avanti, puntando in particolare sull’innovazione, la messa in rete delle iniziative sul territorio e la condivisione delle esperienze e delle buone prassi.

In particolare sono stati ricordati e citati come best practice il protocollo di intesa del ‘progetto regionale di promozione del cyberbenessere e di contrasto del cyberbullismo’ e l’attivazione di ‘CyBus-Cyber bullying and social influence’, iniziativa che ha permesso di raccogliere dati sul fenomeno.

Lo studio è stato condotto tra aprile e maggio 2017, tramite la compilazione online di un questionario, su un campione di 3511 studenti (di ambo i sessi) delle scuole secondarie della Regione.

Nello specifico poco più del 50 per cento degli intervistati dichiara di aver ricevuto messaggi offensivi e circa il 30 per cento di aver visto pubblicate online informazioni relative alla propria privata (percentuale che sale al 40 per cento quando si tratta di fotografie), mentre circa il 35 per cento spiega di essere stato emarginato e circa il 15 per cento di aver subito ‘furti d’identità digitale’.

Analizzando la questione da un altro punto di vista, poco più del 50 per cento dei ragazzi ammette di inviare messaggi offensivi e di pubblicare online informazioni relative alla vita di altre persone (percentuale che cala a meno del 40 per cento quando si tratta di fotografie private), mentre solo uno su quattro ammette di essersi finto qualcun altro sul web e meno del 30 per cento confessa di attuare comportamenti emarginatori.

Per quanto riguarda la conoscenza della normativa la maggior parte degli intervistati (oltre 90 per cento) è a conoscenza del fatto che rubare le credenziali d’accesso al web di qualcun altro è illegale, allo stesso modo di pubblicare notizie false su qualcuno (poco meno del 90 per cento) o di molestare con ripetuti messaggi di minaccia (più del 90 per cento). Allo stesso modo la maggior parte degli intervistati è conscia che queste azioni possono avere conseguenze legali molto gravi.

In quest’ottica assumono quindi particolare rilevanza le azioni attuate dalla Regione per consentire ai numerosi soggetti attivi nel contrasto del bullismo, dal mondo della scuola e della formazione professionale fino ai servizi sociali, di lavorare in maniera sinergica e attivare tutte le risorse presenti sul territorio per comprendere appieno il fenomeno e di conseguenza progettare attività preventive e di contrasto, ma anche l’integrazione tra i progetti esistenti.

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