16/12/2017

E’ stato positivamente avviato dalla Giunta Regionale il processo di valorizzazione della Corte Benedettina di Legnaro (Padova), un complesso monumentale di proprietà regionale che lo scorso anno, dopo lo scioglimento di Veneto Agricoltura, era stato ricompreso tra i beni non più funzionali alla attività della nuova Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario (AVISP).
La Corte Benedettina a Legnaro, sorta nel 1400 per iniziativa dei monaci di Santa Giustina di Padova, rappresenta oggi uno dei monumenti più preziosi e significativi della zona della Saccisica. Centro economico, sociale e culturale di Legnaro, cresciuta nei secoli con l’aggregazione di edifici successivi, è stata finemente restaurata a fine degli anni ’90 dalla Regione Veneto per farne sede di Veneto Agricoltura, della biblioteca comunale e di un importante Centro Congressi. La potenza economica del monastero e il lavoro della popolazione fecero della corte il fulcro da cui per secoli si irradiarono tutti gli interventi sul territorio riguardanti il lavoro e la salvaguardia del suolo; qui si raccoglievano decime, quartesi, onoranze, affitti, qui si ricorreva per la giustizia e la pietà. Intorno all’ampio spazio centrale con la pesa e l’aia di cotto si aprivano un tempo stalle, granai, cantine, fienili, rimesse, magazzini, locali per cedraia, legnaia, allevamento dei bachi da seta e lavori artigianali.
Il complesso della Corte Benedettina a Legnaro, di circa 2000 mq, si articola a forma di L sui lati nord e est e costituisce una cornice di alto valore culturale ed architettonico: l’ala di Nord-Est con la parte residenziale per i Monaci e quella destinata a magazzino, precedute entrambe da un portico, fu completata all’inizio del 500; tutta l’area della corte fu cintata da un muro con torre Colombaia a ovest. Nel 1717 fu riedificato il muro di cinta e forse alla metà del secolo vennero prolungate le altre due ali. Nel 1810, soppresse le corporazioni religiose per ordine di Napoleone, la corte passò allo Stato che la vendette nel 1837 a Ermanno Todesco, un banchiere e imprenditore ebreo di Vienna. Morto nel 1844 Ermanno Todesco, la proprietà passo negli anni dal Conte Silvestro Camerini fino all’acquisizione a fine anni ’90 da parte della Regione Veneto che la assegnò in parte all’ESAV (ente per lo sviluppo agricolo del veneto e ora veneto agricoltura), in parte al comune di Legnaro per attività culturali e sociali. Il complesso, molto rimaneggiato e alterato nei secoli, possiede ancora preziosi elementi antichi, ad esempio le eleganti colonnine in pietra di Nanto con capitelli antecedenti al XV secolo, le tracce di pittura sul lato interno della palazzina a Est, i soffitti e cassettoni in legno dipinto in alcune stanze della palazzina a nord e due caminetti di pietra ottocenteschi con maioliche dipinte. E’ stata anche recuperata l’antica chiesetta di Santa Giustina, degradata e usata come officina meccanica.
“Il rilancio del bene – spiega nel darne comunicazione il vicepresidente Gianluca Forcolin – sarà garantito da una sinergia tra la Regione del Veneto, l’Università di Padova, il Comune di Legnaro e la stessa AVISP, che ne promuoveranno un utilizzo efficiente, favorendo l’integrazione tra diverse funzioni, di significativo interesse culturale e sociale, in grado di valorizzare e dare continuità alla fruizione pubblica del compendio”.

La giunta regionale ha approvato il testo del protocollo di intesa che ha individuato gli spazi da destinare rispettivamente a Comune e Università e consentirà di avviare separate trattative con le singole istituzioni per la miglior valorizzazione del complesso monumentale della Corte Benedettina.

Il Comune di Legnaro si vedrà assegnata un’ulteriore porzione del cespite (già caratterizzato dalla presenza della biblioteca) per progetti e attività in ambito socio-sanitario. Mentre l’Università degli Studi di Padova, stante la prossimità con il campus di Agripolis, curerà la realizzazione a sue spese di un progetto articolato di valorizzazione di attività sperimentali universitarie nonché di supporto alle iniziative del vicino Campus, quali possibili Centri di ricerca interdipartimentale, Laboratori di “servizi” per attività di trasferimento tecnologico, ed altre attività di ricerca, anche in collaborazione con AVISP.

Sarà così possibile sostenere, senza alcun onere per la Regione, la realizzazione degli interventi conservativi necessari, anche di carattere straordinario, con particolare riferimento alle opere di messa in sicurezza degli impianti tecnologici, in grado di mantenere quantomeno inalterato nel tempo il valore patrimoniale del bene.

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