21/09/2018

Il vice premier e ministro Luigi Di Maio riporta sotto i riflettori la questione relativa alle chiusura domenicale dei centri commerciali, con eccezione dei periodi prefestivi e con esclusione delle località turistiche. Proposta che incontra il favore dei commercianti e la bizzarra contrapposzione delle associazioni dei consumatori che parlano di ritorno al medioevo: ma cosa fanno queste associazioni? tutelano i consumatori o li spingono ad essere sempre più consumatori, ovvero consumisti? il loro ruolo è quello di lavargli il cervello stivandoli sempre più nei centri commerciali oppure e quello di difenderli dai danni che il commercio può arrecare loro, sia dal punto di vista della qualità dei prodotti che dalle manipolazioni del marketing?

Nel dibattito si sono levate molte voci voci. Citiamo quelle nostrane di Sergio Bini, Debora Serracchiani e Giovanni Da Pozzo.
Sergio Bini, assessore regionale alle attività produttive, parla di «obbligo a rivitalizzare il commercio, le piccole attività e le botteghe per cripopolare i centri dei nostri paesi, messi in difficoltà con l’espandersi dei grandi gruppi», e di tutela dei lavorartori, affermando
«Credetemi esiste la regolamentazione, c’è la turnazione, i cinque su sette, c’è tutto. L’importante è il rispetto delle regole, perché i contratti nazionali ci sono già».

L’on. Debora Serracchiani, polemizzando con Di Maio, definisce fake news l’affermazione sul fatto che il Pd sia d’accordo sulle chisuere domenicali. Nel disegno di legge presentato dai democratici – precisa Serracchiani – si prevedeva la chiusura durante dodici festività, di cui sei facoltative, ma il tema delle chiusure domenicali non veniva toccato.

Giovanni Da Pozzo, presidente regionale di Confcommercio del Friuli Venezia Giulia, ribadisce la posizione dell’associazione: «Un contenimento del numero di negozi aperti nei giorni non lavorativi, oltre a tutelare il personale, rappresenta la via maestra per la tutela del piccolo commercio».
Di qui la sollecitazione alla Regione a verificare una soluzione legislativa che regolamenti la materia. «Le 8 aperture domenicali di cui si legge in una proposta della Lega alla Camera che intende abrogare la norma Monti sono un numero eccessivamente ridotto – osserva Da Pozzo –. Ma credo si possa senz’altra arrivare a una mediazione».

Il dibattito, quindi, si è riacceso, e subito il vice premier ha aggiustato il tiro verso una soluzione di compromesso che riteniamo quasi banale nella sua logicità. Confermare il commercio nel suo ruolo di servizio permanente, sette giorni su sette, attraverso quello che le farmacie adottano da sempre: la turnazione festiva. Quindi niente chiusra assoluta ma la possibilità di trovare comuque un supermercato aperto anche la domenica. Soluzione che porterebbe a ridefinire, almeno nella domenica, l’atteggiamento comune del consumatore, o pseudo tale. Che al supermercato ci andrebbe più per necessità che per “bighellonaggio consumistico”, venendo meno , con il tempo, l’atteggiamento compulsivo che deriva dal tutto e sempre aperto. A completamento di un nuovo sistema delle aperture- aggiungiamo noi- andrebbe poi ipotizzata l’estensione dell’apertura dei centri commerciali nelle ore serali oltre le 20, sempre in rotazione.

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GFB

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