21/07/2019

Povertà economica, povertà educativa, povertà di relazioni: lo spaccato di una società sempre più fragile, che non risparmia nessuno, arriva dalla Cisl Fvg, impegnata in un convegno a Trieste, sul tema “Povertà 4.0”, che ha messo assieme sindacato, istituzioni e mondo associazionistico.

E’, infatti, alle rete – quella dei volontari, ma anche quella sostenuta dagli enti pubblici -, che la Cisl si appella, per dare una risposta concreta ad un fenomeno sempre meno sommerso, basti pensare alle oltre 50mila famiglie assistite e sfamate dal Banco Alimentare.

“La sfida che abbiamo davanti – entra nel merito, il segretario generale Cisl Fvg, Alberto Monticco – è quella di costruire, anche attraverso una riforma del sistema sociale della regione, misure non tout court, ma interventi strutturali di accompagnamento delle persone verso l’uscita dalla povertà. E’ chiaro che il reddito di cittadinanza non è una risposta sufficiente, perché manca di tutta quella parte, garantita, invece, dal Rei e in Friuli Venezia Giulia dalla Mia, relativa ai servizi di accompagnamento alla persona”.

L’aiuto al reddito senza l’erogazione di servizi, per la Cisl, ma anche per l’Alleanza regionale contro la povertà, rappresentata dal portavoce Andrea Barachino, non è uno strumento convincente. “Sarebbe stato certamente più efficace utilizzare le risorse allocate sul reddito di cittadinanza per implementare il Rei” – osserva ancora Monticco, che su questo sollecita la Regione ad adeguare lo strumento in vigore, anche sulla base della specialità del Friuli Venezia Giulia, e guardando alle vere necessità delle fasce sociali più povere.

E la stessa sollecitazione arriva anche dal livello nazionale, con il segretario confederale Andrea Cuccello che boccia senza appello la misura assistenziale del governo, richiamando invece la necessità di dare forza alle reti sociali per far emergere anche quelle povertà sconosciute, sempre più diffuse nel nostro Paese.

Insomma, per la Cisl, serve un nuovo ed originale patto sociale, fondato sulla concertazione e contrattazione, con l’obiettivo di costruire sul tema della povertà, quello che, dal tavolo del convegno, viene unanimemente definito un percorso di inclusione complessivo per le persone in difficoltà.

Compresi quei giovani che, come riporta il sociologo Stefano Bertolo, oggi mancano di qualsiasi tipo di fiducia rispetto alla progettazione del proprio futuro e navigano a vista in assenza di regole chiare e modelli positivi di riferimento da parte degli adulti”. Vale a dire che “senza conoscenza gli aiuti economici sono soldi buttati”.

Ecco, dunque, la strettissima necessità di affrontare sin da subito una realtà completamente nuova,

partendo da un principio: serve nuovo lavoro, di qualità e non precario; serve potenziare i centri per l’impiego, avendo un’idea di sviluppo e costruendo una rete tra gli attori del territorio; rilanciare il

dialogo tra istituzioni e corpi intermedi. Temi condivisi anche dall’assessore regionale alle politiche sociali, Riccardo Riccardi che, a sua volta, individua alcune priorità. Una volta capiti ed analizzati gli effetti del reddito di cittadinanza – spiega in sostanza – dovremo portare sul tavolo alcune questioni, a partire dalle politiche abitative.

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