20/08/2018

Dalla procedura di definizione degli organici potenziati al meccanismo della mobilità, passando per le immissioni in ruolo legate ai concorsi: l’applicazione della legge 107, cosiddetta “Buona Scuola” lascia sul tavolo anche in Friuli Venezia Giulia una marea di criticità.

A pagarne il prezzo sono studenti, insegnanti e personali Ata, messi a dura prova da una legge tutt’altro che risolutiva. A portare all’attenzione le problematiche è il XII congresso regionale della Cisl Scuola, oggi celebrato a Monfalcone.

“Combattiamo ogni giorno con storture pesantissime” – sintetizza il segretario riconfermato Donato Lamorte. Gli esempi non mancano. Basti pensare alla questione degli organici potenziati, con la discrasia tra docenti richiesti dalle scuole e quelli di fatto assegnati e le limitazioni previste dalla legge, che hanno aggravato ancora di più la cinquantina di scuole del Friuli Venezia Giulia assegnate in reggenza.

Altro capitolo dolente quello delle procedure di trasferimento: nelle scuole primarie della provincia di Udine, le operazioni di nomina annuale dei supplenti al 30 giugno o al 31 agosto, sono state completate soltanto a febbraio scorso, compromettendo così la fondamentale continuità didattica. Ma non è il peggio: la procedura relativa al concorso della scuola dell’infanzia non è ancora terminata e quindi non si è ancora potuto procedere alle immissioni in ruolo.

Non meglio, poi, è la situazione in cui versa il personale Ata, che negli ultimi dieci

anni ha subito un taglio del 35%, nonostante l’aumento della popolazione scolastica (per un totale di 49 classi in più), attestandosi sulle 4.242 unità, tredici in meno rispetto solo allo scorso anno.

Di qui, l’annuncio di una giornata di protesta, programmata per le prossime settimane, per portare alla luce tutte le criticità di una figura professionale indispensabile per il buon funzionamento della scuola, eppure “maltrattata”.

A completare la fotografia, c’è anche la carenza di dirigenti: attualmente in Friuli Venezia Giulia la percentuale di scuole “scoperte” è del 30,4% a fronte del 16% nazionale, con 47 istituti da

affidare alla reggenza, che avrebbe dovuto essere uno strumento utile a fronteggiare situazioni

eccezionali. Al pari, la carenza dei direttori dei servizi amministrativi è al 25%. “Le questioni aperte – commenta Lamorte – sono davvero tante e spinose, aggravate anche, per esempio, dalla situazione in cui versa l’Ufficio Scolastico regionale e dal trasferimento delle competenze delle Province in materia di istruzione ed il conseguente passaggio alle Uti”.

“Occorre una presa di coscienza forte dei problemi e stringere ancora di più il dialogo a livello regionale per sanare le criticità particolarmente esasperate e compromettono una qualità didattica assolutamente positiva”. Una contraddizione – quella evidenziata tra livello dell’istruzione e sistema connesso – sottolineata anche dal segretario generale della Cisl Fvg, Giovanni Fania, che ha voluto, nel suo intervento, rimarcare come oggi “la meglio gioventù” formata dalle scuole ed università sia costretta a lasciare il Paese in cerca di fortuna.

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