18/01/2018

“La scelta dell’Amministrazione municipale di abbandonare l’Unione territoriale intercomunale, oltre ad essere un atto nullo ed inefficace, rappresenta sul piano morale uno schiaffo ai cittadini di Monfalcone la cui maggioranza nell’ultimo referendum aveva detto sì al progetto della Città Comune”.
Così interviene l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito a seguito della delibera del Consiglio comunale di Monfalcone (Gorizia) per l’uscita dall’Uti Carso -Isonzo – Adriatico.

La norma parla chiaro – ha spiegato Vito -: il Comune, una volta determinata in piena autonomia la propria appartenenza all’Unione, ed approvato il relativo statuto, ne resta vincolato per legge. Quindi la “fuoriuscita” di Monfalcone dall’Uti di appartenenza è un provvedimento nullo e dunque non idoneo a produrre effetti”.

“ Questa irresponsabile scelta della maggioranza di centrodestra è l’espressione di una sconfortante volontà rinunciataria rispetto al primato di Monfalcone quale capitale del mandamento”, ha sottolineato l’assessore Vito.

Da parte, Barbara Zilli, consigliera regionale della Lega Nord, interviene su quanto accaduto a Monfalcone ed afferma che i due primi cittadini “che insieme ai loro Consigli comunali (a Monfalcone il Pd è uscito dall’Aula) hanno democraticamente scelto di uscire dalle rispettive Unioni e che assieme a tutti gli altri sindaci
ricorrenti stanno dimostrando nei fatti le gravi inefficienze amministrative che discendono dallo stare nella gabbia delle Uti”.

“Invece di addebitare la libera scelta di Monfalcone a ordini della Lega – ha detto Zilli – che coerentemente si è sempre battuta contro questa fallimentare riscrittura degli enti locali, l’asessore Panontin farebbe bene una volta per tutte a farsi da parte, stante l’inadeguatezza dimostrata nel gestire gli enti locali: dall’abolizione delle Province alle dannose Uti, al fallimento delle fusioni, passando per i municipi ridotti al collasso”.

Sulla decisione di MOnfalcone interviene anche il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Diego Moretti
il quale afferma che “Dispiace che anziché guardare a una necessaria unità del territorio, il sindaco di Monfalcone
strumentalizzi e tenti di delegittimare quello che lei considera solo come un nemico, ovvero l’Amministrazione regionale, senza pensare che i primi a pagarne le conseguenze sono i Comuni e le comunità che responsabilmente e rispettosamente hanno aderito all’Uti”. Una scelta strumentale quella della Cisint, secondo Moretti, data anche dal fatto che le Uti sono partite di fatto da gennaio 2017: giudicarne l’efficacia a soltanto due mesi dall’avvio è al
quanto prematuro.

Stessa posizione viene espressa dalla segretaria regionale del Pd Fvg, Antonella Grim, e Francesco Martines, responsabile enti locali del partito. Come può il sindaco Cisint dire di voler uscire dalla Uti perché le Unioni non funzionano se sono appena partite?, afferma Martines, sottolineando anche che “oggi Anna Maria Cisint si è tolta il cappello da sindaco e ha indossato quello della leghista: far uscire il comune di Monfalcone dall’Uti è una decisione illogica, ideologica e dannosa”.
Secondo Grim “chi ci perderà sono i cittadini perché questa scelta spazza via una storia importante a Monfalcone, che da sempre è coagulo per tutta l’area nella gestione ed erogazione di servizi alle persone”.

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