22/10/2018

Anche per il Friuli Venezia Giulia, c’è un numero verde gratuito, dedicato a chi vuole denunciare situazioni di caporalato, lavoro sommerso e sfruttamento in agricoltura. L’iniziativa fa parte della campagna nazionale di sensibilizzazione, promossa dalla Fai Cisl, e declinata anche sul nostro territorio.
“L’ obiettivo – spiega la segretaria regionale della Fai Cisl, Claudia Sacilotto – è quello di essere un presidio permanente nei confronti dei lavoratori agricoli sfruttati, dando loro sostegno, tutela e giustizia, e naturalmente garantendo l’anonimato”.

Ad oggi, dopo solo tre mesi, risultano già pervenute al numero verde 800 199 100 segnalazioni da tutto il territorio nazionale, cioè da tutte le regioni.

“I fenomeni tragici, che hanno purtroppo visto la morte di diciassette braccianti agricoli ad agosto scorso in Puglia – commenta ancora Sacilotto – rilevano in modo evidente che il fenomeno è presente e purtroppo molto radicato. Altresì evidenziano come la legge 199 del 2016, emanata per il contrasto del lavoro nero e dello sfruttamento in agricoltura, e fortemente voluta dal Sindacato agricolo dei lavoratori, sia ancora incompiuta: mancano infatti a tutt’oggi le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità presso l’INPS”.

Per la Fai Cisl è indispensabile in ogni caso potenziare il ruolo dell’Ispettorato del lavoro, aumentando i controlli nelle campagne: “se si vedesse quello che accade in campagna si capirebbe il motivo della contrarietà del Sindacato all’utilizzo dei ‘nuovi voucher’ nel settore agricolo”.

E a proposito di voucher è sempre Sacilotto a chiarire: “voler reintrodurre i voucher significa non sapere di cosa si parla oppure deliberatamente voler eliminare tutele a migliaia di lavoratrici e lavoratori occupati in agricoltura con contratti a termine. Parliamo, solo in Friuli Venezia Giulia, di 14.564 persone assunte nel 2017 con contratto a tempo determinato”.

“Per la flessibilità connaturata da sempre al settore agricolo – incalza la segretaria della Fai Cisl – – il contratto a tempo determinato in agricoltura è la regola. Infatti, sempre nella nostra regione, il 90% dei dipendenti occupati in agricoltura sono interessati da questa tipologia di ‘avventiziato’.

“Ci sono voluti anni di lotte sindacali per poter ottenere queste norme previdenziali che supportino le lavoratrici/lavoratori agricoli: con un minimo garantito di giornate lavorate e dichiarate dalle aziende all’Inps, lavoratrici e lavoratori possono aver diritto al riconoscimento di prestazioni previdenziali importanti, quali il pagamento della malattia, della maternità e congedo parentale; dei permessi legge 104, della disoccupazione agricola, degli assegni nucleo familiare. Ultimo ma non certo meno importante: la possibilità di maturare la pensione. Con i voucher invece non si ha diritto a nulla di tutto questo. E, non bastasse, le trattenute che vengono effettuate…, a nostro avviso, non riusciranno ad erogare alcuna prestazione… della serie, soldi trattenuti ai lavoratori, versati all’Inps per fare cassa, ma che non daranno alcun riscontro concreto ai lavoratori.
Non ultimo la riduzione del costo del lavoro porta inevitabilmente concorrenza sleale tra aziende.”

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