25/05/2018

Un appello per la salvaguardia della Camera di Commercio di Pordenone, destinata a non esser più tale secondo le più recenti disposizioni di legge, viene rivolto in queste ore a tutti i sindaci del Territorio: i primi cittadini sono infatti i destinatari di un documento in cui il Presidente, Giovanni Pavan, descrive passaggi, eventualità e criticità imminenti.

Lo scritto è anche un’esortazione alla trasversalità affinché, al di là del colore politico, ci si stringa convintamente e unicamente attorno alle necessità delle imprese e dei cittadini. Passaggio cruciale del dialogo tra sindaci e Camera di Commercio è l’invito di quest’ultima a partecipare all’incontro del 15 maggio prossimo, alle 20.30, a palazzo Montereale Mantica.

In quella sede l’Ente, anche attraverso l’avvocato Bruno Malattia, che dettaglierà i passaggi di natura giuridico-amministrativa, informerà su come intende porre in essere la tutela della propria salvaguardia. Camera di Commercio non ha mai fatto mistero della bontà della soluzione della Camera unica, ma recentemente Udine e prima ancora la Venezia Giulia hanno manifestato la volontà di avvalersi delle deroghe previste dalla normativa in vigore per mantenere la

situazione attuale. “Sotto il profilo dell’evoluzione degli assetti amministrativi istituzionali – precisa Pavan – l’accorpamento sarebbe antistorico, in quanto riporterebbe il nostro territorio alla situazione di cinquantanni fa, con la conseguente perdita dell’identità pordenonese a svantaggio delle imprese e delle Istituzioni culturali, educative e socio-economiche che determina la competitività di un territorio come il nostro”.

Sempre secondo il Presidente, «mancano i presupposti per la riorganizzazione di un territorio di area vasta che tenga conto di una diversa realtà socio-economica ed imprenditoriale di riferimento e dovrebbe essere proposto un nuovo paradigma di consolidamento e sviluppo». Infine verrebbe a mancare l’autonomia che ha permesso lo sviluppo dell’economia della nostra provincia; quella stessa autonomia – dice ancora Pavan – rivendicata a suo tempo dai padri fondatori della nostra Provincia ovvero da imprenditori come Zanussi, Savio e Locatelli artefici non solo del miracolo

economico pordenonese ma di un grande progetto di sviluppo economico, sociale e culturale di cui ancor oggi sono visibili e vivi i segni”.

LE PRECISAZIONI DELLE CAMERE DI COMMERCIO DI UDINE E DELLA VENEZIA GIULIA

In relazione al dibattito sul sistema camerale regionale, per rispetto della verità giuridica e della corretta lettura e applicazione delle norme, vi sono alcuni aspetti tecnici che vanno precisati.

Facciamo innanzitutto riferimento al Decreto legislativo 219 del 2016, in attuazione della delega dell’articolo 10 della cosiddetta Legge Madia (124/2015), in cui si dispone la riforma degli Enti camerali, che a livello nazionale, da un centinaio devono passare a 60. Secondo la lettera a) dell’art.3 del Decreto, gli accorpamenti sono previsti nel caso di Camere di Commercio nei cui registri siano iscritte o annotate meno di 75.000 imprese e unità locali, con altre Camere di Commercio presenti nella stessa regione e, salvo eccezioni motivate, limitrofe, comprese eventuali Camere nei cui registri siano già iscritte o annotate 75.000 imprese e unità locali, ove non vi siano altre adeguate soluzioni di accorpamento.

La norma prevede, alla lettera b), la salvaguardia della presenza di almeno una Camera di Commercio in ciascuna regione e, alla lettera d), la possibilità – sottolineiamo possibilità – di istituire una Camera di Commercio tenendo conto delle specificità geo-economiche dei territori e delle circoscrizioni territoriali di confine nei soli casi di comprovata rispondenza a criteri di efficienza e di equilibrio economico.

L’Ente camerale di Udine, rientrando pienamente in questo caso e rispondendo la sua attività a comprovati criteri di efficienza ed equilibrio economico, come ha evidenziato anche in una specifica delibera inviata all’Unioncamere, potrebbe dunque avvalersi di questa opportunità prevista dalla legge. Opportunità che sarà l’Unioncamere a valutare, considerando la necessità stringente di arrivare a ridurre gli enti camerali fino a un massimo di 60 e che Udine, da sola, non raggiunge la soglia delle 75.000 imprese iscritte. La volontà della Camera di Udine, espressa in più delibere, è sempre stata comunque quella di valutare positivamente un accorpamento con la Camera di Pordenone, nel momento che questa ne manifesti il proposito.

La Camera di Commercio Venezia Giulia è frutto di un’autonoma volontà dei rispettivi Consigli camerali espressa già il 27 febbraio 2015, quindi ben prima della promulgazione della Legge 124/2015 di delega al Governo in materia di “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, entrata in vigore il 28 agosto 2015, che dell’art 10 prevede il  ”Riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura”.

Il Decreto Ministeriale di istituzione della Camera Venezia Giulia, a firma dell’allora ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, è del 6 agosto 2015. Tale Decreto, agli artt. 1 e 2  istituisce –  ai sensi dell’art.1, comma 5, della legge 580/1993 e successive modificazioni – la Camera di Commercio Venezia Giulia mediante accorpamento degli Enti camerali di Trieste e Gorizia. Si sono unite volontariamente le Istituzioni per unire i territori omogenei da un punto di vista economico e sociale, nonché rafforzare la specialità della regione Friuli Venezia Giulia. È stato questo il prioritario obiettivo delle Camere di Commercio di Trieste e Gorizia.

La Camera di Commercio Venezia Giulia, al pari degli Enti camerali già accorpati in Italia, trova tutela nel Decreto legislativo 219 che all’art. 3, lettera f),  cita espressamente la «necessità di tenere conto degli accorpamenti deliberati alla data di entrata in vigore della legge 7 agosto 2015, n. 124, nonché di quelli approvati con i decreti cui all’art. 1, comma 5, della legge 29 dicembre 1993, n.580» ai cui sensi è stata istituita la Camera di Commercio Venezia Giulia.

Mentre l’”emendamento” Rosato che si trova nella lettera d) dello stesso articolo non è stato utilizzato. Peraltro, già l’art. 10 della legge 124 al comma g)  prevede «l’introduzione di una disciplina transitoria che tenga conto degli accorpamenti già deliberati alla data di entrata in vigore della presente legge». Prescrizione tradotta nel citato Decreto – anche se non proprio in maniera esaustiva – dall’art. 3 lettera f) sopra richiamato.

La bontà della ragioni che stanno alla base dell’accorpamento delle Camere di Trieste e Gorizia ha portato alla Camera della Venezia Giulia, nonostante proprio la lettera d) dell’art. 3 Decreto legislativo 219 (chiamato “emendamento” Rosato) consentisse alle Camere di Gorizia e di Trieste, quali realtà di confine, di rimanere autonome.

A firmare le circostanziate precisazioni sono i I segretari generali della Camera di Commercio di Udine e della Venezia Giulia Maria Lucia Pilutti e Pierluigi Medeot.

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