15/01/2021

(ndr) Riceviamo e rilanciamo una nota del deputato Giorgio Brandolin, vicepresidente del Comitato Parlamentare di Controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. In relazione all’emergenza profughi Brandolin puntualizza sulle caratteristiche reali di un presunto blocco degli accordi si Schengen di cui sono state diffuse notizie.
Riportiamo anche la dichiarazione di voto presentata da Brandolin in occasione dell’approvazione della risoluzione presentata in aula alla Camera dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, a firma della presidente Laura Ravetto (FI).

Brandolin offre un chiaro e sintetico quadro delle strategie europee in tema di immigrazione , improntate ad un controllo ed assorbimento dei flussi secondo una gestione che abbia la priorità nel dovere morale di dare asilo a chiunque sia in fuga da guerre e persecuzioni.
Nella parte finale della sua dichiarazione, Brandolin definisce la sua posizione come esponenete del Partito democratico, rispetto a quelle della Lega.

——————
di Giorgio Brandolin

In queste ore è stata diffusa una notizia sul presunto blocco degli accordi di Schengen. In verità non si tratta di un blocco delle frontiere a seguito della sospensione di Schengen (provvedimento che è di esclusiva competenza del Governo), bensì di un rafforzamento delle operazioni di controllo. Ho avuto rassicurazioni in tal senso contattando direttamente Mario Morcone, capo del Dipartimento Immigrazione al Viminale, assieme al responsabile Welfare del Pd Michela Campagna, e ho saputo che il provvedimento riguarda un rafforzamento delle ore di sorveglianza delle frontiere di Tarvisio e Gorizia, con la raccomandazione di porre la massima attenzione ai mezzi di trasporto sospetti (auto e camion), così da contrastare più efficacemente i fenomeni di immigrazione irregolare.

Riporto anche la mia dichiarazione di voto in occasione dell’approvazione della risoluzione presentata oggi in aula alla Camera dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, a firma della presidente Laura Ravetto (FI). In sostanza, la risoluzione chiede che il governo si impegni a “valorizzare a pieno, per quanto di sua competenza, in sede europea e nazionale, con particolare riguardo alla riunione del Consiglio europeo del 25 e 26 giugno 2015, quanto previsto dall’articolo 17 del regolamento Dublino III, promuovendo un sistema di asilo europeo che consenta un’equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri di primo ingresso e gli altri”.

Presidente

onorevoli colleghi,

nell’esprimere la soddisfazione per il lavoro serio e impegnativo svolto dalla commissione Schengen che per la prima volta ha presentato in aula una relazione completa della sua attività nell’indagine conoscitiva sul flusso di migranti, annuncio il voto favorevole del Pd alla risoluzione in esame e vorrei porre la vostra attenzione su alcuni punti.

La migrazione dei popoli non è un fenomeno transitorio, ma qualcosa di strutturale. Da sempre gli uomini si sono spostati dalle proprie terre di origine in cerca di condizioni economiche migliori o per fuggire da guerre e persecuzioni. Negli anni ’90 l’emergenza italiana si chiamava Albania, nel 2011 Primavera araba, oggi si chiama Libia, Eritrea, Somalia.

Tuttavia a causa di una forte instabilità libica e all’acuirsi dei conflitti in alcune terre del centro Africa dove Boko Haram sta perpetrando da mesi una vera e propria pulizia etnica. Situazioni che aumentano l’instabilità geopolitica dell’intero continente africano, costringendo molti alla partenza.

Negli ultimi quattro anni, i principali paesi d’origine degli arrivi via mare in Italia sono sempre stati paesi colpiti da gravi crisi umanitarie. Dal 2012, e ancora oggi nel 2015, Siria, Somalia, Eritrea e Mali sono risultate tra le principali nazionalità degli arrivi via mare, spesso contando da soli per ben oltre il 50% del totale.

A testimoniare l’aggravarsi della situazione è il fatto che sono sempre più nuclei familiari a partire rispetto al passato, quando ad imbarcarsi erano soprattutto giovani soli. Il 29 maggio scorso da uno dei barconi è sceso un siriano di 98 anni che una volta toccata terra ha cominciato a giocare con i suoi nipotini come se nulla fosse. Non era mai accaduto prima.

Dopo il naufragio del 19 aprile scorso, l’ennesimo, quando persero la vita circa 900 migranti, l’Europa ha sentito l’esigenza di rispondere ad un’emergenza non più ignorabile con una serie di misure di indirizzo rivolte agli stati europei.

Il 23 aprile 2015 si è riunito il Consiglio europeo straordinario e qualche giorno più tardi il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui si anticipano le decisioni dell’agenda adottata dalla Commissione Ue.

Il 13 maggio la Commissione Ue ha adottato l’Agenda europea dell’Immigrazione. L’agenda è una risposta europea che combina la politica interna ed estera, sfrutta al meglio agenzie e strumenti dell’UE e coinvolge tutti gli attori: Stati membri, istituzioni UE, organizzazioni internazionali, società civile, autorità locali e paesi terzi.

La Commissione ha previsto un piano di intervento di breve e lungo periodo.

BREVE PERIODO

1) Triplicare le capacità e i mezzi delle operazioni congiunte di Frontex, Triton e Poseidon, nel 2015 e nel 2016. È stato adottato oggi un bilancio rettificativo per il 2015 che assicura i fondi necessari: un totale di 89 milioni di EUR, comprensivo di 57 milioni per il Fondo Asilo, migrazione e integrazione e 5 milioni per il Fondo Sicurezza interna in finanziamenti di emergenza destinati agli Stati membri in prima linea, mentre entro fine maggio sarà presentato il nuovo piano operativo Triton.

2) Proporre per la prima volta l’attivazione del sistema di emergenza previsto all’articolo 78, paragrafo 3, del TFUE per aiutare gli Stati membri interessati da un afflusso improvviso di migranti. Entro la fine di maggio la Commissione proporrà un meccanismo temporaneo di distribuzione nell’UE delle persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Entro la fine del 2015 seguirà una proposta di sistema permanente UE di ricollocazione in situazioni emergenziali di afflusso massiccio.

3) Proporre entro fine giugno un programma di reinsediamento UE per offrire ai rifugiati con evidente bisogno di protezione internazionale in Europa 20 000 posti distribuiti su tutti gli Stati membri, grazie a un finanziamento supplementare di 50 milioni di EUR per il 2015 e il 2016.

4) Preparare un’eventuale operazione di politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) nel Mediterraneo volta a smantellare le reti di trafficanti e contrastare il traffico di migranti, nel rispetto del diritto internazionale.

LUNGO PERIODO Guardando al futuro, l’agenda europea sulla migrazione sviluppa gli orientamenti politici del Presidente Juncker con una serie di iniziative coerenti e coese, basate su quattro pilastri per gestire meglio la migrazione in ogni suo aspetto.

1) Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, in particolare distaccando funzionari di collegamento europei per la migrazione presso le delegazioni dell’UE nei paesi terzi strategici; modificando la base giuridica di Frontex per potenziarne il ruolo in materia di rimpatrio; varando un nuovo piano d’azione con misure volte a trasformare il traffico di migranti in un’attività ad alto rischio e basso rendimento e affrontando le cause profonde nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza umanitaria.

2) Gestire le frontiere: salvare vite umane e rendere sicure le frontiere esterne aiutando questi paesi, ad esempio la Slovenia, soprattutto rafforzando il ruolo e le capacità di Frontex; contribuendo al consolidamento delle capacità dei paesi terzi di gestire le loro frontiere; intensificando, se e quando necessario, la messa in comune di alcune funzioni di guardia costiera a livello UE.

3) Onorare il dovere morale di proteggere: una politica comune europea di asilo forte. La priorità è garantire l’attuazione piena e coerente del sistema europeo comune di asilo, promuovendo su base sistematica l’identificazione e il rilevamento delle impronte digitali, con tanto di sforzi per ridurne gli abusi rafforzando le disposizioni sul paese di origine sicuro della direttiva procedure; valutando ed eventualmente riesaminando il regolamento Dublino nel 2016.

4) Una nuova politica di migrazione legale: l’obiettivo è che l’Europa, nel suo declino demografico (i dati Istat di questi giorni dimostrano l’andamento) resti una destinazione allettante per i migranti; bisognerà quindi rimodernare e ristrutturare il sistema Carta blu, ridefinire le priorità delle nostre politiche di integrazione, aumentare al massimo i vantaggi della politica migratoria per le persone e i paesi di origine, anche rendendo meno costosi, più rapidi e più sicuri i trasferimenti delle rimesse.

In Italia, al contrario di quanto sostenuto dal rappresentante del Movimento 5 Stelle, è già in corso un dialogo con i Paesi di transito per aprire degli uffici per le richieste di asilo da parte dei transitanti. Lunedì 15 giugno il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha firmato un accordo con la Macedonia per favorire il rimpatrio dei migranti irregolari, dopo quelli già fatti con alcuni altri paesi Nordafricani. Questa doppia azione dimostra che il nostro governo sta affrontando il tema su più fronti, tenendo ben chiaro che chi ha diritto deve trovare protezione, ma chi viene in Italia per delinquere deve tornare al proprio paese.

Di fronte alle titubanze dell’Europa, alle frontiere chiuse per chi vuole andare via dall’Italia, il nostro governo sta giocando una partita importante che meriterebbe di essere condivisa anche da quelle forze politiche che oggi pur di affossare il governo preferirebbe costringere l’Italia all’isolamento. Mi riferisco alla Lega che da mesi combatte una crociata mediatica contro l’immigrato utilizzando parole come “ruspe”, ”fucili” e ”pandemia di scabbia” e poi però quando c’è da votare a Strasburgo un pacchetto di soluzioni europee si sfila e non lo vota. L’emergenza immigrazione favorisce la propaganda e così forse gli immigrati finiscono per fare comodo anche alla Lega.

Zaia e Maroni che oggi si oppongono all’accoglienza di nuovi migranti nelle loro regioni dovrebbero ricordarsi che il Piano nazionale dell’accoglienza è stato votato anche da loro l’anno scorso e confermato appena un mese fa in un vertice al Viminale. Inoltre, il Ministro dell’Interno Maroni nel 2008 ha sottoscritto le regole di Dublino che oggi critica e nel 2011 di fronte all’esodo della primavera araba aveva fatto appello a tutte le regioni di “accogliere” gli emigranti.

La protesta messa in atto dalla Lega e anche dal neo governatore Toti finiscono per trasformarsi in una lotta intestina al tessuto regionale dove alcuni cittadini sono chiamati a sopperire all’incapacità di altri.

La risoluzione in discussione chiede di attivare l’art 17 cosiddetta ”clausola di sovranità e clausola umanitaria”, che afferma che ”ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di asilo nonostante anche se tale esame non gli competa in base ai criteri stabiliti nel regolamento di Dublino”.

Si tratta di una decisione completamente lasciata alla discrezionalità degli Stati (sulla base di considerazioni di tipo politico, pragmatico, umanitario, compassionevole,…) e che non è soggetta ad alcuna condizione. Si tratta di una soluzione di impiego immediato che potrebbe alleggerire la situazione dei paesi di sbarco (o i territori come il nostro investiti da immigrazione via terra) senza attendere la burocrazia europea necessaria alla revisione del regolamento.

Possono essere messe in campo subito azioni che superano di fatto le maglie strette del regolamento che ci obbliga ad accogliere tutti i migranti che arrivano nel nostro paese.

Tuttavia vogliamo rigettare con forza le provocazioni di chi in queste ultime ore ha pensato di poter chiudere le frontiere sull’esempio della Francia. Sarebbe la negazione stessa del concetto stesso di Europa unita (e lo dice uno come me, che ha vissuto con fatica e dolore il confine tra Gorizia e Nova Gorica e ha vissuto con entusiasmo la sua eliminazione), il tradimento dei nostri valori costituzionali e di quelli che nel 1957 hanno portato sei stati alla firma del Trattato di Roma. Ma l’isolamento così invocato sarebbe una sciagura per l’Italia e chi fa affermazioni simili dovrebbe indicarci anche la direzione che intende intraprendere.

Dobbiamo invece continuare la nostra azione nelle sedi europee e l’atto di risoluzione che ci apprestiamo a votare getta le basi di lavoro del prossimo consiglio europeo. Dobbiamo arrivare a convincere l’Europa della necessità di quote europee obbligatorie di accoglienza e ad un sistema di mutuo riconoscimento, favorendo e snellendo le procedure per i ricongiungimenti familiari che sono senz’altro meno onerosi per il sistema di accoglienza di uno stato. Dobbiamo convincerci che l’Europa vive se affronta insieme le grandi questioni e l’Italia può giocare un ruolo primario nel processo decisionale europeo come dimostrato negli ultimi mesi grazie all’azione del premier, del Commissario, del nostro Ministro degli Esteri e del nostro Segretario europeo.

Ma per vincere la sfida europea abbiamo bisogno di presentarci uniti, per questo ribadisco il voto favorevole a nome del gruppo del Partito democratico alla risoluzione in oggetto.

Share Button

Comments are closed.