24/04/2018

Il richiamo a evitare “rimozioni e omissioni” sulle violenze perpetrate durante gli anni del fascismo e l’esortazione a “non rinunciare alla cultura antifascista” sono stati i contenuti centrali dell’ intervento tenuto l’11 settembre a Basovizza, sul Carso Triestino, dell’assessore regionale all’Istruzione del Friuli Venezia Giulia Loredana Panariti, nel corso della cerimonia di commemorazione in ricordo di Ferdo Bidovec, Franjo Marusic, Zvonimir Milos e Alojz Valencic, i quattro antifascisti sloveni condannati a morte nel settembre del 1930 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato.

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Il regime fascista – ha ricordato Panariti – attuò già dagli Anni Venti, contro gli sloveni e i croati, una politica repressiva attraverso l’italianizzazione dei nomi e dei cognomi, la negazione totale del diritto all’uso della lingua madre, la messa fuori legge di tutte le organizzazioni culturali, sportive e sociali, la soppressione della stampa, la chiusura delle biblioteche e un’opera di snazionalizzazione che colpì anche il clero.

“La nostra – ha dunque sottolineato l’assessore regionale – è una regione dove il fascismo si è contraddistinto per la precocità e per la violenza”. Pertanto “proprio perché conosciamo così bene le derive del linguaggio, dovremmo ripudiare, in onore delle persone che hanno combattuto perché noi potessimo vivere in pace e in democrazia, ogni uso di parole aggressive, discriminatorie, stereotipate”.

Da qui, da parte di Panariti, il collegamento con l’attualità e in particolare le difficoltà in cui versa l’Unione Europea. “La paura – ha commentato – prevale sui diritti mentre crescono formazioni xenofobe se non apertamente razziste. Muri e recinti compaiono da più parti e, più che difenderci, mi pare ci isolino, ci dividano e ci facciano dimenticare chi siamo”.

“Inseguire e alimentare populismi e nazionalismi – ha aggiunto nel suo intervento – non è la risposta. La risposta è recuperare e mettere in pratica quelli che sono i principi fondanti dell’Europa e, tra questi, l’antifascismo va messo in primo piano”.

Alla tradizionale cerimonia hanno preso parte circa 500 persone, tra le quali il ministro per gli sloveni all’Estero del Governo della Repubblica di Slovenia Gorazd Zmavc, la console generale slovena a Trieste Ingrid Sergas, l’onorevole Tamara Blazina, numerosi parlamentari sloveni, il vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Igor Gabrovec, il consigliere regionale Stefano Ukmar e molti amministratori locali delle province di Trieste e Gorizia e di diversi Comuni.

A Basovizza era presente anche la presidente del Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena Ksenija Dobrila, che ha sottolineato la necessità che i crimini fascisti non vengano dimenticati ma, al contrario, messi al centro di un’analisi critica e di un esame di coscienza. Facendo ciò, ha detto Dobrila, sarebbe molto meno faticoso attuare il diritto, sancito da più leggi, all’uso dello sloveno nella Pubblica Amministrazione.

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Bazovica, 11. september – Osrednjo proslavo v spomin na štiri žrtve prvega tržaškega procesa je včeraj v Bazovici na Tržaškem krasu ob slovenski govornici Kseniji Dobrila zaznamovala deželna odbornica za delo in izobraževanje Loredana Panariti, ki je po začetnem pozdravu v slovenščini v svojem govoru v italijanščini poudarila, da je Furlanija Julijska krajina dežela, kjer se je fašizem pojavil zelo zgodaj in z zelo nasilnimi dejanji. Panaritijeva je naštela vrsto krivic, ki so jih morali utrpeti Slovenci in Hrvati od požiga Narodnega doma vse do druge svetovne vojne. Pri tem se je govornica spomnila na Cirila Zlobca, ki je kot otrok dobil klofuto zaradi besede, izrečene v slovenščini, a je potem kljub temu postal izjemen prevajalec italijanske književnosti v slovenski jezik. Besede so bile vezna nit ključnega razmišljanja, v katerem je Panaritijeva pozvala k spominjanju, ki naj ne bo prizanesljivo do fašističnih zločinov. Vsako nasilje je treba venomer postaviti pod povečevalno lečo, še zlasti danes, ko se v Evropski uniji dvigajo ksenofobna ali kar rasistična gibanja. »Če se odrečemo antifašistični kulturi, se potem odrečemo svojemu imunskemu sistemu,« je opozorila italijanska govornica. ARC/PV

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