22/04/2018

Rafforzare gli investimenti in Russia si può. I volumi, in effetti, tra Friuli e Russia offrono ancora ampi margini di miglioramento. Con i suoi 91milioni di euro registrati nei primi nove mesi del 2014 (erano però oltre 94milioni nel 2013), l’export della Provincia di Udine verso la Russia costituisce appena il 2,4% del totale delle nostre esportazioni. Spiccano le voci relative ai macchinari e apparecchiature, ai prodotti in metallo e ai mobili. Se n’è parlato all’incontro dal titolo “La cooperazione economica Italo-Russa” promosso a palazzo Torriani da Confindustria Udine e Informest. Tra i relatori Andrej Akopov, esponente della Moscow Enterpreneurs Association, e Igor Shiryaev, vice-direttore della Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa in Italia. “Il regime di sanzioni – ha evidenziato Akopov – riguarda solo alcuni prodotti agro-alimentari e alcune produzioni di tipo misto per il settore civile e militare. Non tocca le industrie o i trasporti. Il problema vero concerne invece i finanziamenti. A causa della caduta del prezzo del petrolio e della conseguente forte svalutazione del rublo, le imprese russe sono limitate nell’acquisto di macchinari dall’estero. Questo non significa che non acquistino, ma che ci sono problemi per quanto riguarda l’entità dei contratti e la valutazione dei prezzi d’acquisto”. Akopov ha insistito sul fatto della necessità di collaborare tra Italia e Russia: “Per le vostre imprese c’è interesse a vendere, per le nostre ad acquistare. Chi vuole aumentare i volumi di affari in Russia dovrebbe agire sul versante prezzi. Aprire un’azienda nel nostro Paese costa poco, appena 196 euro e in soli cinque giorni si diventa legittimi proprietari. Per la legislazione russa è indifferente poi la nazionalità di chi investe. Non esistono ostacoli alle imprese estere per creare aziende in loco”.

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