25/04/2018

“Il Consiglio regionale che fa le leggi non può anche discutere l’ammissibilità degli referendum sulle stessi leggi. È una distonia che va superata, costituendo un Comitato di garanzia che decida al riguardo”.

Così i consiglieri regionali di Ndc Alessandro Colautti e Paride Cargnelutti sintetizzano il senso e uno dei contenuti fondamentali della proposta di legge che hanno depositato venerdì 16 settembre per modificare la legge regionale 5/2003 riguardante “Norme relative alla richiesta, indizione e svolgimento dei referendum abrogativo, propositivo e consultivo e all’iniziativa popolare delle leggi regionali”.

Una modifica sollecitata da quanto accaduto in Consiglio il 5 luglio il 27 luglio, quando l’Aula ha dovuto decidere sull’ammissibilità dei referendum per l’abrogazione della legge regionale di riforma sanitaria, di parte della riforma delle Uti e della legge del 2016 sulla “Organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti”.

Il Consiglio allora se ne occupò perché l’Ufficio di presidenza dello stesso Consiglio non aveva raggiunto una posizione unanime sui quesiti. “È evidente a tutti che – considerano Colautti e Cargnelutti – il voto su quei referendum è stato politico e non tecnico”. Da qui la necessità di cambiare.

Tre le modifiche sostanziali alla legge 5/2003 contenute nella nuova proposta di legge.

La costituzione di un Comitato di garanzia per i procedimenti referendari e di iniziativa legislativa. Si prevede sia composto da: presidente del Consiglio che la presiede, dal presidente della Commissione consiliare Affari istituzionali; dal segretario generale del Consiglio; dall’Avvocato della Regione; da due magistrati ordinari o speciali in quiescenza, designati dal Consiglio regionale; da quattro professori di ruolo di materie giuridiche degli atenei di Udine e Trieste, indicati due ciascuno dai rispettivi rettori; cinque avvocati abilitati all’esercizio della professione presso le giurisdizioni superiori, indicati ciascuno dai presidenti degli ordini forensi di Trieste, Gorizia, Udine, Tolmezzo e Pordenone.

Inoltre, la proposta di legge prevede che siano i Comuni – in luogo delle Province che saranno soppresse per la riforma dello Statuto – a poter richiedere i referendum abrogativi. L’attuale norma prevedeva che la richiesta fosse di almeno 2 Consigli provinciali, la proposta dell’Ncd è che siano “non meno di 25 Consigli comunali rappresentativi di almeno tre decimi degli abitanti della regione”.

Il testo di legge, poi, abbassa il numero degli elettori necessari per richiedere un referendum abrogativo, da 15mila a 10mila, mantenendo cioè la stessa proporzione tra richiedenti e popolazione prevista per i referendum a livello nazionale.

“Si dirà che questa proposta è perfezionabile – considerano Colautti e Cargnelutti – e noi siamo i primi a voler aprire una concreta discussione in merito. Anzi, la nostra iniziativa intende ricercare la più ampia adesione e la presentazione”. Questa, concludono gli esponenti di Ncd, “è l’occasione buona per evitare che riaccadano fatti squalificanti come quelli del 5 e 27 luglio scorso”.

FOTO DI COPERTINA: da sinistra Paride Cargnelutti e Alessandro Colautti

Share Button