22/04/2018

Sarà la prestigiosa Orchestra Filarmonica della Fenice, importante istituzione, erede della più nobile tradizione musicale di Venezia, a calcare il palcoscenico del Teatro Verdi di Pordenone, diretta da Eduardo Strausser (considerato uno dei più talentuosi e interessanti artisti brasiliani della sua generazione, direttore residente e vicedirettore del Theatro Municipal de Sao Paulo dal 2014, capace di unire una presenza scenica carismatica con un’entusiasmante intuizione musicale) e con Michelangelo Carbonara al pianoforte, giovedì 3 marzo, alle 20.45, con il concerto “Make music, not war” ,organizzato in collaborazione con Emma for Peace e con il patrocinio della Commissione nazionale italiana dell’Unesco, e dedicato al tema della pace.

Tutto nasce da un’idea di Amusart per ispirare e sollecitare il management dello spettacolo a creare eventi che siano veicoli emozionali di valori contemporanei. Il concerto e i suoi protagonisti si trasformano in modello di comunicazione di massa musicale l’’ascolto diventa quindi anche occasione di riflessione personale a favore della sensibilizzazione alla crescita collettiva.

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In programma pezzi di Fauré, Dvořák ma soprattutto “War silence” per pianoforte e orchestra del pordenonese Cristian Carrara. Considerato tra i compositori più originali della sua generazione, scrive prevalentemente musica sinfonica e cameristica, ma anche opere destinate al teatro musicale e alla televisione.

“War silence – spiega Carrara – è un concerto con pianoforte solista nato per l’Orchestra Filarmonica della Fenice su commissione del Ravello Festival. Alla prima, avvenuta l’11 agosto 2015, il direttore era Alvise Casellati e il pianista Michelangelo Carbonara, lo stesso che suonerà a Pordenone.

Si ispira alla Grande Guerra, ma non vi si trovano né un significato patriottico né pagine onomatopeiche. E invece una riflessione su tutti i conflitti bellici, d’ogni epoca e luogo. In particolare, paradossalmente, sugli spazi di silenzio che la guerra semina sulla sua strada.

Ciascuno dei tre movimenti porta un titolo in una lingua differente per dare l’idea dell’universalita del soggetto trattato. Trenches, inglese, le trincee. Che assomigliano tanto a quelle fredde, incolori, ricostruite da Ermanno Olmi in Torneranno i prati, il suo ultimo film. Solitudes, francese, solitudini, e il silenzio delle relazioni familiari spezzate. Quello di Fruts, bambini in friulano, e forse il silenzio piu tragico: una cameretta ormai disabitata, abbandonata in fretta per sfuggire alla violenza”

Photo: Walter Garosi

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