19/01/2018

Era già stato parzialmente oggetto di lavori agli inizi degli anni 90 e oggi il complesso benedettino di Sant’Eustachio è nuovamente oggetto di restauro al fine di restituire alla collettività un bene di interesse storico, archeologico e architettonico fruibile e leggibile nella sua complessità.
L’intervento di recupero, voluto dal l’amministrazione comunale di Nervesa e dal sindaco Fabio Vettori, è finanziato dalla Società Agricola Giusti Dal Col, a cui il Comune ha dato in concessione l’uso del sito, a fronte del restauro, della manutenzione e dell’apertura al pubblico a fine lavori, condotti dall’impresa Asolo Costruzioni e Restauri.

Il progetto originario, approvato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso nel 2014, è stato successivamente modificato alla luce delle strutture più antiche emerse nel corso delle indagini archeologiche preliminari, che hanno reso necessario intervenire con diverse soluzioni architettoniche e percorsi di visita; inoltre alcune valutazioni di ordine architettonico e storico – filologico hanno portato a rimettere in vista ambienti e pavimentazioni di XVI-XVIII secolo.
Sotto il profilo archeologico, i diversi sondaggi condotti, oltre a contribuire ad una rilettura di dettaglio delle diverse fasi evolutive del complesso abbaziale, hanno evidenziato all’interno dell’attuale chiesa la presenza di sepolture in semplice fossa prive di corredo, potenzialmente riconducibili ad un primo edificio sacro, di cui per ora rimane ignota la sua articolazione planimetrica, ma di cui si attende riscontro dalle prossime indagini programmate. Inoltre è stata messa in luce, nella porzione occidentale del sito, un’imponente struttura muraria, che le indagini archeologiche ancora in corso, non escludono possa riferirsi ad una porta monumentale.
A interventi ultimati – fanno sapere dal Comune di Nervesa dalla Battaglia – si avrà quindi una diversa percezione del complesso abbaziale, grazie anche alle integrazioni di parte delle strutture conventuali e alla ricostruzione, basata sulle fotografie storiche dei primi Novecento del secolo scorso, della torre di ingresso. In generale sarà comunque un intervento di restauro strettamente conservativo per i ruderi della chiesa e parte del convento, mentre la restante porzione del complesso avrà una nuova configurazione che agevolerà la lettura e la comprensione delle fasi edilizie, la possibilità di diversi percorsi di visita, nonché di punti privilegiati di osservazione per apprezzare il contesto paesaggistico circostante.

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